Codice della crisi d'impresa

A proposito di business e di aziende, nel mondo anglosassone e nel mio, prevenire l’insolvenza più che recuperare il credito è la filosofia dominante ed accettata in tutto l’occidente moderno. Italia esclusa.

Con la nuova Legge sulla Crisi d’Impresa, di fatto l’Italia, la nostra Italia, vuole assorbire il concetto: “Auguri Patria nostra” ed uscire dalla palude dei tristemente famosi “pagamenti italiani”. Tardivi e problematici.

 

Convegno Aula Magna Tribunale di Milano

nuove norme di diritto societario in vigore dal 16 marzo 2019

Egregi avvocati e colleghi,

in buona sintesi, ho fatto prevenzione di insolvenza e crisi di impresa dal 1969, anno in cui gli americani mi assunsero in Dun & Bradstreet, leader mondiale nelle business informations. Tuttavia, nel 1993 fondai una ditta milanese con due professori della Bocconi: CSO SRL, (www.csosrl.it) il cui core business è proprio la tutela del credito.

Noi  CSO SRL, siamo esperti di tutela del credito, ovvero prevenzione, gestione e recupero del credito. In poche parole siamo, dal 1993, pronti alla riforma amministrativo-contabile-organizzativa imposta nel “2019” agli amministratori delle aziende con caratteristiche dimensionali di cui alla Legge sulla crisi di impresa e le insolvenze.

Il sindaco unico, a sua  volta imposto da detta Legge,  dovrà in particolare controllare che gli amministratori abbiano impiantato correttamente il credit management,  ovvero una disciplina aziendale insegnata ormai in tutte le Università italiane in area finanza ed importata negli anni ’70 in Italia dalla citata Dun & Bradstreet americana.

Il prof. Ivan Demuro ha avuto la gentilezza di lasciarsi interrompere, nel corso della conferenza, ed il PM Fontana che presiedeva, ha lasciato correre.

Il professore  di diritto societario della Cattolica, dicevo,  dopo aver  spiegato approfonditamente e magistralmente l’art. 2086  del Codice Civile e le sue implicazioni,  ha ribadito che gli amministratori devono: fare un progetto di tutela del credito e devono monitorare gli stessi. Il prof. Demuro, inoltre, ha parlato più volte di gestione di impresa, di rischio di impresa, di ritardo dei pagamenti, di debiti scaduti e di controllo successivo dei revisori.

Riguardo all’obbligo di adeguatezza organizzativa nel campo dei crediti, insieme agli altri professori ed al giudice Fontana, ha sottolineato il controllo del patrimonio netto all’inizio ed alla fine del mandato amministrativo. Si potrebbe dire che Demuro sia stato il più insistente e specifico sulla materia Finanziaria, invadendo proficuamente l’area finanza.

La mia interruzione è stata spero utile per tutti, in quanto, se il legislatore avesse avuto cognizione di una materia ormai celebrata nella gestione d’azienda  (il “Credit Management”, che vede ormai enorme diffusione di corsi specialistici presso l’area finanza di tutte le Università milanesi, cominciando dalla Bocconi, ossia la più americanizzata  di tutte), a mio parere nell’art. 2086 ci sarebbe stata una sintetica citazione sul credit management, che avrebbe fatto bene a tutti noi.

Pensate che il credit manager, dirigente dell’area finanza ormai diffusissimo nelle aziende, viene licenziato in tronco, non appena il circolante di impresa ha perdite su crediti superiori al 3% (tre per cento) del fatturato. Pertanto, se il valente professore di diritto societario avesse come suo amico il professore di finanza aziendale, sarebbe stato assai agevolato a spiegare quanto, con tanta perizia e sforzo, ha spiegato.

Io vorrei parlarvi di questo mondo del credit management del credit risk , ove lavoro dal 1969, cercando di convincere le imprese dell’opportunità di utilizzo.

Prevedere poi che il  “credit management”, di colpo sarebbe diventato “obbligatorio per Legge”, mentre prima era solo una grande opportunità gestionale della aziende più avvedute, per me è un miracolo, volto ad evitare licenziamenti tragici a causa dell’effetto carambola causato dalle grandi insolvenze ed a modernizzare il circolante italiano.

In conclusione, i professori Demuro, Inzitari,  Pecchiari, coordinati dall’illuminato procuratore Fontana, hanno fatto un lavoro eccellente venendo dall’altra parte del mondo, il diritto societario, mentre noi  del credit management, su questo problema ci stiamo arrovellando da decenni ed abbiamo scritto regole forti e vere con il nostro sudore e sangue, pagando con il licenziamento in tronco gli errori gravi.

Io vorrei invitarvi ad  unire le forze, questa è materia multidisciplinare, e lo scopo è nobile e grande se può essere utile ad evitare crisi nelle aziende per pura ignoranza o malversazione degli amministratori .

Il prof. Pecchiari  sugli art. 2484 e 2486,  in merito alla dimostrabile di responsabilità degli amministratori, dice che l’età dello scaduto, poiché è un sistema dinamico in avvicendamento non trattiene i dati storici, al fine di fotografare i cattivi comportamenti degli amministratori. Su questo argomento e grazie alla mia esperienza pluridecennale, credo di poter essere utile a tutti voi.

Nelle aziende , i credit manager, conservano l’aging mese su mese per se stessi allo scopo di valutare la propria performance, ma anche per motivi  più prosaici di compensi. Il credit manager, infatti, viene incentivato sulle performances pluriennali .

Devo dire ancora che nel dettaglio del bilancio pubblicato erga omnes, i giorni vendita e giorni acquisti (circolante) rimangono nel bilancio annuale, per sempre,  a perenne valutazione degli amministratori bravi o colpevoli di errori o malversazioni. Parlando al procuratore, in particolare, non è impossibile dimostrare che il beneficiario della singola insolvenza, sia o meno collegabile agli amministratori.

Mi auguro che vogliate inserire il credit management ed il circolante di impresa ed i professionisti esperti di questa materia, nei vostri incontri di cultura, allo scopo di fare Giustizia in un campo invaso da cattivi comportamenti imprenditoriali che impoveriscono il mercato e tutta la società civile.

Corrispondenza  telematica con i professori citati ed altri esperti.

“Egregio professore,

mi sembra doveroso avendola citata, scrivere anche a lei che e’ oggetto della mia citazione rispettosa e di grande stima nei suoi confronti.

Io ed i miei colleghi vorremmo  un po’ di spazio in questa materia che vede i credit manager in primo piano, con la possibilità di dare un contributo semplice ed efficace soprattutto a chi dovrà giudicare gli amministratori  ed ai  CTU che dovranno , trovare il bandolo della matassa.

Sarei molto interessato a poter corrispondere con lei se lo ritenesse opportuno .

Con l’occasione invio distinti saluti,

Sergio Murri”

IVAN DEMURO, Professore aggregato di Diritto Commerciale

IUS/04 DIRITTO COMMERCIALERICERCATORE, Sede di Piacenza, Dipartimento Dipartimento di Scienze giuridiche

Egr. dott. Murri,

mi fa piacere leggere la Sua mail e mi farebbe piacere avere un confronto con Lei sul tema degli assetti e del credit manager. Ho riflettuto sulla Sua domanda e ritengo, per quanto possa contare, che difficilmente il legislatore sarà così sofisticato e prevederà espressamente l’obbligo del credit manager. Però ritengo che la funzione rientri nell’obbligo di adeguatezza degli assetti della società e quindi sarà uno specifico obbligo in capo agli amministratori.

Il problema è, secondo me, culturale. Bisogna lavorare su questo aspetto e far conoscere la figura e l’importanza della stessa anche in realtà meno strutturate delle grandi società.

Sono certo (e mi farebbe piacere) che ci saranno ulteriori occasioni di confronto.

Un cordiale saluto

Ivan Demuro 

 

 

 MAURIZIO DALLOCCHIO, Professore di Finanza, Università BOCCONI

Grazie carissimo Sergio,

si tratta di un tema che come sai comprendo e condivido incondizionatamente,

IL Credit Management è tema cruciale per il successo (come per l’insuccesso) d’impresa. E Non si può sottovalutare il suo ruolo nella identificazione dei “segnali deboli” di crisi che la  nuova normativa vorrebbe intercettare.

Congratulazioni per il tuo intervento e un abbraccio

Maurizio

 

 

 

  

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